Aaron Scheibner: tutta la verità su come ci nutriamo – di Sara Gracci

A DELICATE BALANCE, THE TRUTH realizzato dall’australiano Aaron Scheibner è un documentario chiave per comprendere l’Equilibrio Delicato che permette la vita dell’uomo e del Pianeta.

Medici e studiosi da tutto il mondo hanno dato il loro contributo nella redazione di questo ambizioso progetto che, con lucidità e chiarezza, affronta temi di grande interesse collettivo.

Come le abitudini alimentari incidono sul nostro benessere?

Esiste una dieta che permetta effettivamente di evitare la contrazione di alcune temibili malattie?

È proprio vero, come ci hanno insegnato nei libri di scuola, che l’essere umano è fisiologicamente onnivoro?

Molti medici ancora non conoscono il collegamento diretto tra il cibo e la salute.

Secondo l’American Cancer Society quasi il 50% della popolazione statunitense si ammalerà di cancro nel corso della vita e questi dati aumenteranno in modo significativo nei prossimi cinquantanni. Rimane quindi da chiedersi perché. Perché nel Paese dove per eccellenza si trova progresso e ricchezza contemporaneamente abbiamo questa epidemia di malattie tumorali?

Secondo i professori intervistati la risposta è una: nell’ultimo secolo il consumo dei prodotti animali ha ucciso più degli incidenti d’auto, di tutte le guerre e dei disastri naturali messi insieme. Il consumo di questi cibi è in rapporto diretto con l’insorgenza, lo sviluppo e il diffondersi del cancro.

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MALATTIE E CONSUMO DI DERIVATI ANIMALI

Uno degli studi epidemiologici più completi mai condotti si è svolto in Cina, è iniziato nel 1983 ed ha coinvolto più di 6500 persone mettendo in rapporto gli alimenti che assumevano con lo svilupparsi delle malattie. Il Prof. Colin Campbell è stato uno dei maggiori ricercatori in questo studio chiamato “China Study”.

I risultati ottenuti dalle statistiche pervenute hanno portato a definire in modo inequivocabile che l’assunzione di proteine animali contribuisce direttamente o indirettamente ad aumentare il rischio di alcune malattie, soprattutto: cancro, demenza, malattie cardiache, diabete ed alcune malattie autoimmuni.

 

Le ragioni sono molteplici:

1. Ogni volta che un tessuto muscolare animale (mammifero o pesce) viene cotto si sprigionano sostanze chimiche cancerogene (HCA, ammine eterocicliche, fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Ammine_eterocicliche)

2. Mentre assumiamo proteine vegetali accade che le sostanze chimiche contenute nei pesticidi, negli erbicidi e nei concimi artificiali vengono rese innocue da degli enzimi chiamati Mixed Function Oxidase. Invece quando assumiamo proteine animali queste diventano attive e cancerogene danneggiando il contenuto genetico del DNA.

3. La caseina, proteina contenuta nel latte, è stata dimostrata essere uno stimolante per la crescita di cellule cancerose (in particolare per la prostata); abbiamo lo stesso effetto come se gettassimo benzina sul fuoco. La concertazione di questa proteina è ancora maggiore nel latte scremato e nei formaggi, sia di mucca, di capra o di pecora.

4. Il Colesterolo alto nel sangue è indice di un elevato consumo di prodotti animali e scarso di vegetali, questo valore è associato all’insorgenza di tumori, a malattie cardiovascolari ed altri disturbi legati allo stile di vita occidentale. Nel China Study si è visto che diminuendo il livello di colesterolo da 130 mg/dl a 90 mg/dl si assisteva ad una riduzione di cancro per molti apparati. Alti livelli di colesterolo aumentano i livelli di ormoni femminili, soprattutto di estrogeni, collegati ad una maggiore incidenza di cancro alla mammella.

5. La Vit D viene prodotta a livello della pelle grazie all’esposizione solare e viene convertita in forma attiva nel rene in base a quello che mangiamo. L’alterazione delle sue funzioni genera un vasto spettro di malattie. Elevate assunzioni di calcio tramite i latticini favoriscono la riduzione di questa vitamina.

Le malattie autoimmuni si localizzano prevalentemente nei Paesi del Nord Europa dove esistono difficoltà a sintetizzare questa vitamina sia per la carenza di illuminazione solare che per la maggior quantità di consumo di latticini.

6. L’osteoporosi è una malattia delle ossa prevalentemente dei Paesi che consumano prodotti caseari. Le proteine animali sono acidificanti il sangue. Un ambiente acido non è tollerato dall’organismo che reagisce cercando di alcalinizzare prelevando il calcio presente nell’organismo, dalle ossa in specifico.

7. Le proteine animali, molto simili a quelle umane, non vengono scisse in modo completo dal nostro sistema digerente e questo comporta che siano individuate come da doversi attaccare e distruggere. Ma poiché l’organismo non riesce a distinguere queste dai propri tessuti, inizia ad aggredire se stesso. Questa è la ragione per cui vengono distrutte le proteine del pancreas adibite alla produzione di Insulina quando ingeriamo la proteina estranea del latte di mucca (simile a quella del pancreas); si ha così il diabete di tipo1. La Finlandia è il maggior consumatore di latte vaccino al mondo riscuotendo al contempo anche il primato per quanto riguarda i casi di questa malattia, 36 volte più diffusa che nel Giappone dove il consumo di latticini è il più basso al mondo. Negli USA hanno previsto che un caucasico su tre, ed un ispanico o africano su due, nati dopo il 2000, si ammalerà di diabete.

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MA DAVVERO SIAMO BIOLOGICAMENTE ONNIVORI?

Gli animali carnivori hanno un tratto digerente molto corto per evitare il rilascio di tossine della carne in putrefazione; hanno denti taglienti e unghie appuntite. Il loro stomaco produce una grande quantità di acido cloridrico necessario per digerire la carne.

La struttura piatta dei nostri denti, le unghie fragili e il lungo apparato digerente utile agli alimenti con fibra, indica che non siamo biologicamente adatti al consumo di carne. I prodotti della putrefazione della carne vengono assorbiti con grande facilità dal nostro organismo proprio perché assenti di fibra; in questo processo vengono rilasciate tossine e viene favorita la proliferazione di batteri. La nostra saliva è alcalina e permette una predigestione mirata ai cereali.

Le donne non dovrebbero ingerire più di 38 gr di proteine al giorno, gli uomini non più di 47 gr. Queste quantità e qualità di amminoacidi sono reperibili in cereali, legumi e verdure.

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QUALI SONO LE CONSEGUENZE ATTUALI DELLA DIETA ONNIVORA SUL PIANETA?

Negli USA il 50% del terreno e l’80% dell’acqua viene usato per produrre cibo. Gli animali di allevamento consumano una quantità di cereali 7 volte maggiore di quanto ne serve per il consumo umano diretto della popolazione.

La necessità della distruzione di molte foreste primordiali, come quella Amazzonica, è venuta per poter avere terreni adatti alla produzione di mangimi e per ottenere aree dedite ai pascoli.

Il settore zootecnico riveste un ruolo di primaria importanza per qualunque politica che voglia ridurre emissioni causa dell’effetto serra e del buco dell’ozono. Derivano solo dagli allevamenti intesivi il 37% di gas metano ed il 70% dell’ossido di azoto.

Il Pianeta soffre; soffre delle nostre scelte. E come su uno specchio, il nostro corpo si sta ammalando di questa sofferenza che creiamo alla maltrattata ed accogliente casa.

Quanto ancora dovremmo generare dolore ai nostri compagni di viaggio per il timore di perdere qualcosa nello scegliere sobrietà, vita e leggerezza nel nostro piatto?

Sara Gracci

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  1. Mi trovo vicino alla filosofia della decrescita, che non sia però decrescita del pensiero. In questo articolo ho trovato una tale serie di approssimazioni e slogan tipici di un veganesimo sessantottino antiscientifico, che non saprei neanche da dove iniziare. Si parte da uno studio epidemiologico a cui si dà un’interpretazione forzatamente univoca, quando si sa bene, almeno nell’ambito della ricerca seria, che valori hanno questi dati e come andrebbero inquadrati in un contesto di validità interna ed esterna del campione indagato. Spesso si dice che si migliora lo stato generale di salute con una dieta vegetariana perchè si parte già da una condizione alimentare piuttosto scorretta, tipica delle società più industrializzate, i cui problemi principali sono l’aumentato introito calorico rispetto al fabbisogno individuale, lo squilibrio dei macronutrienti e la qualità dei cibi. Nessuno difatti segue i precetti scientifici delle cinque porzioni di frutta e verdura, pesce e carni bianche. Se lo facessero, non avrebbero in genere alcun miglioramento con una dieta vegetariana, anzi…
    A questo punto potrei citare le statistiche tutte concordi nell’assegnare al Giappone il primato di longevità, ossia un paese di gran consumatori di pesce. Ci si diverte persino a stilare classifiche di ultracentenari giapponesi:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Supercentenari_giapponesi

    Non è vero che il regime vegetariano/vegano sia un regime elettivo e naturale per l’uomo in quanto dal punto di vista evolutivo la carta vincente è stata proprio quella del non adattamento ad un regime specifico. Lo dimostrano i centinaia di migliaia di reperti e studi paleontologici. Lo dimostra la presenza di comunità che si cibano quasi esclusivamente di carne come gli inuit o di derivati del grano come i discendenti delle popolazioni nella mezza luna fertile. Per questo l’alimentazione è un fatto anche genetico, si provi a far mangiare ad un eschimese cereali e legumi e avrete molto probabilmente un diabetico nel giro di poco tempo. Ciò non significa che il regime vegetariano/vegano non va mai bene, ma non è vero che va sempre bene perchè l’uomo non sarebbe onnivoro. Non è vero che è un regime alimentare adatto ad ogni patologia, vorrei vedere un bambino celiaco in stretto regime vegano. Ci sono poi larghe fette di popolazione che per caratteristiche metaboliche necessitano di aumentare la quota di proteine, specie con l’avanzare dell’età, accompagnata da abbondanti porzioni di ortaggi e verdure, cosa piuttosto complessa se non impossibile da proporre al livello pratico con una dieta vegana. Non è vero che non si incorre in carenze vitaminiche, specie per la B12 che oggi non basta essere crudisti in quanto i livelli igienici dei prodotti che mangiamo sono molto più alti di un tempo. Per tacere degli omega-3 EPA e DHA così importanti per il corretto funzionamento del sistema immunitario. È inoltre antidiluviano e antiscientifico demonizzare i grassi saturi in quanto una certa quota nella nostra alimentazione non solo ammessa, ma auspicata in molti casi.

    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18296750

    questo mostra come la vecchia ideologia del basso contenuto di grassi non prevenga i rischi cardiovascolari come si andava dicendo decenni fa, ma che addirittura si è avuto un incremento di obesità nonostante questo approccio. Conferma il fatto che sono i carboidrati a dover essere ridotti, questione spinosa per un vegan che già ha enormi difficoltà a raggiungere il 15-20% di proteine al giorno.
    La OmniHeart diet messa a punto dal National Heart Lung and Blood Institute, è una dieta che ha lo scopo di minimizzare i fattori di rischio di molte malattie, viene sperimentata in innumerevoli trials clinici in tutto il mondo dal 2002 e prevede un introito del 25% di proteine con al massimo il 48% di carboidrati (che son stati ridotti rispetto al 58% delle linee guida proposte anni prima). È la dieta che ad oggi ha mostrato maggior riduzione di tutti i fattori di rischio di cancro, diabete e malattie cardiovascolari, di colesterolo e di pressione sanguigna. Esiste un regime dietetico vegan dove più della metà in calorie nei pasti si compone di grassi e proteine? No, non esiste.
    Ci sono centinaia di studi che attestano la problematicità di diete con alto tenore di carboidrati come è quella vegan e in genere quella vegetariana, qui ne elenco qualcuno:

    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001492&pos=0&
    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001339&pos=10
    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001315&pos=20
    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=000372&pos=20
    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001354&pos=10
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6847745
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11606787

    Inoltre, non è vero che la carne induce il cancro al colon, ma è solo una questione di quantità associate ad altri fattori:

    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001514

    a fronte invece di studi molto accurati e incontrovertibili sull’utilità del pesce e in particolare degli EPA-DHA assenti in una dieta vegan, ad esempio il primo è proprio sull’effetto protettivo del cancro al colon:

    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001433&pos=0&

    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001498&pos=0&

    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001495&pos=0&

    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001484&pos=0&

    http://www.nutrition-foundation.it/news.php?act=visual&nid=001478&pos=0&

    La dieta vegetariana è migliore di quella scompensata odierna per via degli antiossidanti delle verdure (che comunque rimangono in un regime a maggior contenuto proteico), per la funzione ipocolesterolemizzante delle fibre e il rallentamento della risposta insulinemica, in aggiunta ad un minor consumo di grassi e a una scelta più oculata degli alimenti. Ma non significa che sia la migliore, né tantomeno che lo sia per tutti.
    Infine non capisco perchè si continua a perpetuare l’equazione ecologia->dieta vegana. Che la dieta vegana possa essere una delle soluzioni alla sostenibilità è frutto di una interpretazione assolutamente criticabile. Il problema della sostenibilità alimentare è prima di tutto un problema di mal distribuzione degli alimenti nel mondo con i relativi enormi sprechi prima e poi da una crescita mal gestita della popolazione. Si sbandierano tanto prodotti come la soia, legumi ricchi di fitoestrogeni

  2. Sono molto contento di aver letto l’aticolo ma più ancora del commento di Fabio Pasquarella che mette in chiaro molte falsità della dieta eco-vegana di cui nel China study si fa una decantata a senso unico. è la inevitabile parzialità di un solo studio.

    Consiglio il libro “In difesa del cibo”, di Pollan, che presenta un punto di vista non vegano, non dietista, ma evolutivo, cioè fa appunto capire che l’uomo deve mangiare le cose giuste nel posto giusto. Il che si traduce in una dieta carnivora in groenlandia, pescivora in giappone, onnivora nei paesi del mediterraneo … la ruota delle stagioni deve essere la guida, come quella spiegata da Fukuoka per il caso del Giappone.

    Ci sono studi preoccupanti sulle conseguenze di adottare nella dieta sostanze estranee a noi mediterranei come la soia. Basta vedere i popoli che la mangiano da millenni: solo soia fermentata mangiano, e con moderazione, mentre i prodotti vegani occidentali oggi sono pieni di soia non fermentata. Ci vorrà solo la prova del tempo per scoprire i danni (soprattutto all’apparato genitale maschile) che questo alimento provoca. Poveri fagioli mediterranei lasciati nel dimenticatoio, cosi buoni fatti a zuppa di questi tempi con un bel pezzo di pane raffermo inzuppato dentro e un po di cotica di maiale per mantecare!

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