Juan Gelman: «scendi da quei cieli» – un profilo poetico a cura di Milton Fernàndez

Non ho mai preso un caffè assieme a Juan Gelman, non ho mai stretto la sua mano, non so per quale squadra batta il suo cuore di ragazzo in quelle domeniche di Buenos Aires in cui la Bombonera diventa un surrogato di repubblica a statuto speciale.  Per il resto mi sembra di sapere ogni cosa di lui, di avere condiviso ogni suo istante.

Nel 2007 gli è stato concesso, a Madrid, il premio Cervantes. E alcuni tra i più grandi scrittori latinoamericani l’hanno definito  il più grande poeta vivente di lingua ispana.

Mi piacerebbe parlare con lui di questo (forse uno di questi giorni lo farò). Mi piacerebbe stringere la sua mano, condividere un caffè, parlare della sua poesia. Mi piacerebbe, per una volta, parlare soltanto di questo. Ma non si può slegare in lui (come del resto in quasi tutti i grandi) il percorso umano da quello creativo. Perché  l’uno sarebbe stato comunque rimarchevole, a dispetto dell’altro, ma in questo caso, come in tanti altri, un giorno si diedero un abbraccio, forse per rincuorarsi a vicenda, chi lo sa, e in quello stanno.

Il 26 maggio del 1976, organi para-militari della Forze Armate Argentine sequestrarono i suoi figli Nora Eva, di diciannove anni e Marcelo Ariel, di venti, insieme a sua nuora María Claudia Iruretagoyena, di diciannove, la quale si trovava al settimo mese di gravidanza. Suo figlio e la sua compagna sparirono nel nulla, assieme a quel bambino che la donna portava in grembo. Della sua nascita, Gelman ebbe notizie soltanto due anni dopo, attraverso la chiesa cattolica. Venne così ad apprendere di essere diventato nonno, che quel nipote si trovava da qualche parte, ma non gli è stato concesso di sapere né il luogo né il sesso della creatura.
Il 7 gennaio del 1990, l’ Equipo Argentino de Antropología Forense identificò i resti di suo figlio Marcelo, nel letto del fiume San Fernando (Gran Buenos Aires), all’interno di un bidone riempito di cemento. Era stato assassinato con un colpo alla nuca.
Nel 1998, Gelman scoprì che sua nuora era stata trasferita in Uruguay, che era stata mantenuta in vita fino al giorno in cui aveva partorito una bambina, all’Ospedale Militare di Montevideo, e fatta sparire subito dopo.

Cominciò così la ricerca spasmodica di quella creatura alla quale era stata sottratta ogni cosa, la sua storia, i suoi genitori, la sua identità.

*

Lettera aperta a mio nipote (frammento)

Mi risulta molto strano parlarti dei miei figli come di quei genitori che non arrivarono ad essere. Non so se sei un bambino o una bambina. So che sei nato… Ora hai quasi l’età che avevano i  tuoi quando sono stati ammazzati e presto sarai maggiorenne anche tu. Loro rimasero per sempre nei vent’anni. Sognavano  te, e sognavano un mondo più abitabile per te. Mi piacerebbe parlarti di loro, e che tu mi parlassi di te. Per riconoscere in te mio figlio, e perché tu possa riconoscere in me quello che di padre mi resta: siamo entrambi orfani di lui. Per riparare in qualche modo quello strappo brutale, quel silenzio che perpetrò la dittatura militare nella carne della tua famiglia. Per consegnarti la tua storia, non per allontanarti da quello da cui non ti vorrai  allontanare. Ormai sei grande, dicevo… (23 dicembre 1998)

*

Nel 2000, Andrea, la nipote di Juan Gelman, fu ritrovata. Era stata data in adozione a una di quelle “famiglie per bene”, designate dai militari per allevare i figli e i nipoti degli oppositori assassinati, ai quali, in quanto comunisti, non doveva essere concesso di allevare bambini. Dopo la verifica dell’identità, la ragazza decise di riprendere i cognomi dei suoi veri genitori, e di riavere in mano la sua storia. Ora si chiama Marìa Macarena Gelman Garcìa.

Gelman è stato insignito dei seguenti premi: “Boris Vian” (1987)Premio nacional de Poesía argentino (1997) Premio Literatura Latinoamericana y del Caribe Juan Rulfo (2000) Premio  iberoamericano de Poesía “Pablo Neruda” (2005) e il  Reina Sofía de Poesía Iberoamericana (2005). Oltre al Premio Cervantes, il più prestigioso della letteratura spagnola.

Il 25 aprile 2008, gli venne chiesto di depositare un messaggio nella Caja de las Letras (Scrigno delle lettere) dell’Istituto Cervantes, la quale non sarà aperta fino all’ anno 2050. Credo che lascerò un appunto ai miei nipoti. “Ricordatevi di leggere quella lettera, l’ha scritta per voi un poeta argentino. Juan Gelman, si chiamava.”

*

Orazione di un disoccupato

Padre,
scendi laggiù dai cieli, ho scordato
le preghiere che m’insegnò la nonna,
poverina, ora riposa
non deve più lavare, pulire, non deve
preoccuparsi di andare a prendere i vestiti
non deve più vegliare la notte intera, pena su pena
pregare, chiederti ogni cosa, riprenderti dolcemente.


Scendi da quei cieli, se ci sei, scendi ora
che muoio di fame in questo canto
che non so a cosa mi serve essere nato
che mi guardo le mani ripudiate
che non c’è più lavoro, che non c’è
abbassati appena un po’, guarda
quello che sono diventato, questa scarpa rotta
questa angoscia, questo stomaco vuoto
questa città senza pane per i miei denti
che mi scava la carne
questo dormire così,
sotto la pioggia, battuto dal freddo, perseguitato
ti dico che non capisco, padre, scendi
toccami l’anima, guardami
nel cuore!
io non ho rubato, non ho ucciso, sono stato bambino
e mi bastonano, invece, mi bastonano e mi bastonano
ti dico che non capisco, padre, scendi
se ci sei, che cerco
rassegnazione in me e non la trovo e comincio
a prendere in mano la mia rabbia
ad arrotarla
per colpire anch’io e prendo
anch’io ad urlare
col sangue in collo.

*

Per acquistare Com/posizioni di Juan Gelman (Rayuela 2011) andate a questo link
Per maggio info su Juan Gelman visitate www.juangelman.net
Il profilo di Juan Gelman sul sito dell’editrice italiana, a questo link

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