“I legami aiutano a vivere”: un libro che ci unisce – di Lina Maria Ugolini

fonte: Lina Maria Ugolini, Settimanale Centonove, Posterlibri, 23 novembre 2012

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Crediamo fortemente nell’ultimo libro di Domenico Barrilà: I legami che aiutano a vivere (Urra), un lavoro sulla responsabilità sociale della psicologia, ennesima testimonianza di un impegno professionale attivo, condotto da molti anni sulle orme tracciate da Alfred Adler (1870-1937), il primo studioso – quasi un eretico del suo tempo – che propose di allontanare la lente della psicanalisi dalle problematiche circoscritte all’origine pulsionale delle nevrosi di matrice freudiana, per scoprire il valore delle relazioni tra più individui indispensabili a comporre lo sviluppo armonico della persona e di conseguenza del consorzio umano.

L’essere uomo nell’essere collettivo. Affermazione provocatoria specie se rapportata all’andamento relazionale del nostro millennio. A ragione ci piace considerare Domenico Barrilà un umanista, affidando a tale definizione valenze d’autentico e militante impegno. I legami che aiutano a vivere indagano sull’uomo fornendo al lettore varie prospettive di riflessione. Scopriamo lo psicoterapeuta attento ad esaminare e ascoltare nel colloquio i suoi pazienti, ma soprattutto traspare una volontà generosa nei confronti dei propri simili, l’esigenza di osservare la realtà per capire ed elargire una guida valida per tutti a prescindere dalla presenza di un trauma emotivo da superare, una realtà che è soprattutto ambiente naturale e sociale, territorio per scambiare e ricevere energia emotiva.

La copertina del volume mostra un segno incisivo. Braccia e mani aggregate come molecole, un DNA comunitario da perpetuare per il bene di un codice etico e pedagogico indispensabile a cementare una migliore qualità ereditaria da concedere alla vita. Radici di un bosco di conifere, splendida immagine-metafora alla quale ricorre l’autore per spiegare come l’identità d’ogni singola pianta sia legata nel profondo da condotti di linfa e nutrimento comuni.

La scrittura di questo libro è una voce presente, sollecita a rispondere all’uomo e ai problemi di funzionamento della società, una collettività difficile e complessa nella quale è semplice conoscersi e recidere in fretta ogni legame. Per citare Bauman, l’ascendenza di Internet e del suo lessico nel nostro mondo, connettersi e disconnettersi dall’altro.

Scorrendo nella lettura incontriamo delle parole chiave per accedere ai meccanismi dell’affettività. La compartecipazione, ovvero la capacità interessata a “sentire” l’animo di un’altra persona «partecipando dei sentimenti che egli vive e apparecchiando i nostri di conseguenza». Lo stile di vita, fase delicatissima dello sviluppo allacciata agli anni dell’infanzia, ai primi rapporti che il bambino stabilisce con i genitori. Il sentimento sociale, dinamica per la quale il singolo e il prossimo si modellano reciprocamente creando campi di forza interagenti e costruttivi.

Al diagramma dei legami che aiutano a vivere giovano le coordinate affettive dello spazio e del tempo. Spazio da intendere come dimensione concreta e interiore, luogo d’accoglienza, ambiente di ferita se una separazione di coppia priva una delle parti o i figli di stabilità, producendo disorientamenti e fratture ardue da sanare. Spazio ancora, in quanto possibilità d’intraprendere un viaggio verso il prossimo, «un ritorno in seno alla società umana». Un itinerario complice del tempo, misura per stabilire legami sani nell’ambito familiare, durata amorevole da dedicare ai propri figli, alle persone che si vogliono bene. «I legami veloci non si annidano – scrive Barrilà – i sentimenti si nutrono di lentezza, hanno bisogno di un tempo necessario alla costruzione e al consolidamento».

Il tempo indispensabile, vorremmo aggiungere in conclusione, per concedere a noi stessi la lettura di questo libro in cui scorre, per dono dell’autore, un’affettività di fondo che lega alla scrittura invitandoci a divenirne parte.

Un risultato importante poiché ogni parola scritta è concepita proprio per durare ed essere trovata (all’occorrenza) per ritrovarsi.

 

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