Le canzonette mortali di Giovanni Raboni (Crocetti, 1986)

Giovanni Raboni Canzonette Mortali CrocettiIo che ho sempre adorato le spoglie del futuro 
e solo del futuro ho nostalgia, 
mai del passato, 
ricordo adesso con spavento 
quando alle mie carezze smetterai di bagnarti, 
quando dal mio piacere 
sarai divisa e forse per bellezza 
d’essere tanto amata o per dolcezza 
d’avermi amato 
farai finta lo stesso di godere.

Dopo i capolavori realisti degli anni ’60 e ‘70 (Le case della Vetra e Cadenza d’inganno in primis), dopo l’onirico Nel grave sogno dell’’81, seguì nella produzione poetica di Giovanni Raboni il volumetto delle Canzonette mortali, edito da Crocetti nel 1986. Fuori catalogo da parecchio tempo, trovarlo è un colpo da bancarella dell’usato. In una vecchia trasmissione Rai, Carmelo Bene sputò melma sul poeta e sul suo libro, sbraitando con toni da talk-show di non averlo cestinato per non sporcare il cestino.
Canzonette mortali è un libro di poesie d’amore e sull’amore, si legge e si rilegge nel giro di mezz’ora. La prima brevissima sezione, quella delle canzonette vere e proprie, dichiara improvvisa il contesto (la morte di fondo) che rimane, approfondendosi, in tutto il volume: una paura costante di perdere il presente, di mancarlo. La gelosia, “gelosia di vecchio”, è uno degli aspetti di questa nevrosi che diventa certezza della perdita (“che solo in un sogno o dalla corsa / del tempo buttandomi giù prima / posso fare che un giorno tu non voglia / da un altro amore credere l’amore”).
Eppure Raboni scandaglia ogni parte della pace, l’“altro abbraccio, / quello del sonno, della calma”: s’immagina un letto, forse un piano alto della casa, pensando solamente “al riposo della spalla”, a rimanere; unica azione il “riguardo” per i “suoi capelli”, come un sonno dei giusti, di chi sa la morte e non la teme, né teme una fine. È come un salmo, ma non dura. Lo stesso riposo, nella seconda sezione, diventa finzione, reciproca (ma dolce) simulazione. È Raboni o l’Amore contraddizione? L’erotismo è ovunque: dal passero fermo su un ramo fermo, al tacco, al controluce; dalle scollature, “la cosa che non pare / la brusca, invisibile ascesa”, all’umidità, all’odore sulla punta delle dita. Pornografia, provocazione, ritualità, comunione; ancora gelosia. Molte della seconda sezione sembrano poesie d’occasione: scritte in cucina quando lei va a dormire, fatte trovare dopo, di mattina, nascoste per la colazione; altre brevi riassunti, esami di coscienza serali, come fasi raggiunte di una maturazione, di una possibile guarigione. L’ultima parte si fa ancora più breve, più sicura di sé  nonostante la paura (“Niente non gela ma non soffro il gelo / perché Amore mi copre, / Amore è la mia casa, / Amore scalda e nutre il mio valore”) e la morte, compagna di tutti e di Raboni.

Morto per loro, e presto: ma con lei 
tanto consente il cuore 
che è di vecchiaia che vorrei morire. 

Giorgio Casali
da Concretamente Sassuolo

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Informazioni su Giorgio Casali

Nato nel 1986, vive sulle colline reggiane. Speaker di Radio Antenna1 101.3 dal 2009 al 2014 con il programma "Bankshot", recensisce narrativa, musica e poesia su varie Webzines. Ha pubblicato le raccolte di poesia "Attaccamenti" (Albatros, 2010), "Notte provincia" (Edizioni clandestine, 2011), "Poesie" (autoproduzione, 2012) e “Sotto fasi lunari” (Incontri editrice, 2013). Cinque sue poesie sono raccolte nell'antologia "Poeti di corrente" (Le voci della luna, 2013), curata da Anna Ruotolo e Riccardo Raimondo. Con il pittore Andrea Chiesi ha pubblicato il catalogo d'arte "19 paintings 19 poems" (Italian Cultural Institute in New York, 2014), dal quale è stato estratto lo spettacolo "Forma Suono Parole", con la collaborazione musicale dei Siegfried, presentato la prima volta al Poesia Festival 2014.

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