Andrea Zanzotto. Quando «il vero tema» infuria «su i tifoni di secoli»

erbe e ghiacci - foto di paolo steffan

La plaquette Il vero tema (Cento amici del libro, Milano 2010) raccoglie una serie di inediti zanzottiani che esplodono in mano al lettore con la stessa forza del giallo dei topinambùr tra i colli solighesi sul farsi dell’autunno. Vi è, in questa decina di poesie, tutta la potenza dello stile del grande poeta, tutta l’urgenza di un «tema» che si fa quanto mai «vero».

Mi prendo la licenza di citare di seguito una di queste poesie, al fine di dire qualcosa al riguardo.

il vero tema andrea zanzotto

Vengono alla mente i «megainverni» (del ’29, del ’54, del ’63), i «magici sottozero / decine di sottozero, terribili eppure / dolcemente ridenti» che occupavano i versi più belli di Sovrimpressioni (2001), lì a Ligonàs, nelle «dolci tane» solighesi1; fino al «petalo d’alba glaciale» di Dieci sotto zero e rosa2 e ai più duri raggelamenti, anche formali, di molte pagine di Conglomerati (2009), coi loro «zero sempre più zerificanti», quando «Se su quel ghiaccio scivoli entri in un passaggio / da un mondo a un antimondo dalle nere scinbell» (nei Lacustri3).

Adesso, nel Vero tema, i più duri «vermi di ghiaccio» di Conglomerati si ripresentano, da sempre invernali protagonisti quali erano, in una veste ironizzata, quasi comica per la tonalità estivetta che li riveste, nel loro ritrovarsi «ghiacciolo» da succhiare: ma l’estate nella quale ci caliamo è fatta di strani mesi: «lugliaggio», «agostobre». Come dimenticare allora l’incipit dei Misteri climatici, sempre in Conglomerati:

Giugno ippopotamo di calore

sbatte giù ippopotami di sudore4

Sono mesi impazziti, fusi forse da questo «calore» che «sbatte giù ippopotami», quei “lugliaggi” e “agostobri”: e in essi, i ghiaccioli, che immaginiamo ormai essere dei freschi gelati, li riscopriamo invece, al terzo verso, acque polari rarefatte. Ecco che l’urgenza del «vero tema» si sposta sul piano climatico, vero tema esso stesso, il quale la poesia non può esimersi dal tenere al centro: tanto più che essa è a capo, assieme ai «bestioni calabroni», di quella «zona» nella quale il problema si coglie più direttamente, in quel legame privilegiato che – come gli insetti – anche i poeti hanno con la Natura, con le sue urgenze primarie.

Quante volte abbiamo sentito risuonare il pericolo del «nihil» nei versi, negli «scioglilingua / sciogli niente»5 di Sovrimpressioni e di Conglomerati! Anche ora, quando il «vero tema» infuria su «i tifoni di secoli» (cito dall’ultima poesia della plaquette), è la dissoluzione – «presto presto dissolto / come i ghiaccioli del polo» – il vero pericolo e, così, il grande «tema», che allora va inteso anche nel significato femminile del termine, quello di timore, paura.

Per chiudere, non pretendendo qui di fornire un’analisi più dettagliata dei testi della plaquette del 2010 – non sarebbero questi la sede e il momento adatti a farla – annoto che ho trovato sintomatica conferma di questa lettura tematica il fatto che la recente, piccola e straordinaria silloge zanzottiana si apre con «Cala il sole limpido» e si chiude con «un sepolcro / apocaliptato», come scenario conclusivo. Come a dire: si comincia male e probabilmente si finirà peggio: ma nel mezzo ci sono ancora molta poesia, infiniti saperi e «Pochi poi molti globi di pappi» da godere per «prati e accerchiati incanti»6!

Paolo Steffan, gennaio 2013

***

Ringrazio la gentile signora Marisa Michieli Zanzotto, moglie di Andrea, per avermi recentemente fatto dono di una copia di Il vero tema, senza la quale non avrei potuto avere la fortuna di leggere, e quindi l’ardire di scrivere, queste poche parole.

Note:

L’immagine in alto, mio scatto invernale, rappresenta Erbe e ghiacci presso i colli di Collalto (Tv).

1. A. Zanzotto, Sovrimpressioni, Milano, Mondadori, 2001, p. 14.

2. Ivi, pp. 93 sgg.

3. A. Zanzotto, Conglomerati, Milano, Mondadori, 2009, p. 97.

4. Ivi, p. 48.

5. Ivi, p. 37.

6. A. Zanzotto, Sovrimpressioni, cit., p. 12.

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