Grandi speranze – di Alberto Minnella

fonte: lagrandetestata.com, febbraio 04, 2013

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Esistono posti magici, magnifici. Luoghi in cui il sole bacia ogni singola pietra e il maltempo tarda ad arrivare e una volta giunto a destinazione fa le cose di corsa e poi scappa. Esistono popoli incredibili, in cui il senso civico e l’altruismo sono gli unici potenti che li governano.
Poi c’è la Sicilia. Assolata, disgregata e strabica. Come una venere, ma con baffi e il culo basso. Il senso civico è spesso frainteso come un qualcosa legato al codice stradale. L’altruismo è venduto solo in pacchetti preconfezionati, sotto forma di ospitalità, purché sia breve e magari che sia qualcun altro a ospitarti.
Il sole c’è, sì, ma è più una conditio sine qua non che una vera e propria gioia californiana. Anche il maltempo è temporaneo, ma basta un’ora di pioggia per distruggere un’intera città. Colpa di una simpaticissima amministrazione? Può darsi.
Una terra che rappresenta un “uguale” algebrico di tutte le malefatte governative, politiche. Italiane. Disgraziata, il più delle volte e disgraziati i suoi inquilini.

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Dove è impossibile vivere e lavorare. Delle volte sembra difficile persino fidanzarsi.
Le università perdono prestigio di continuo e gli intellettuali sono improvvisamente scomparsi.
Vuoi fare musica inedita? Lascia perdere. Vuoi scrivere? È meglio farlo su Facebook gratuitamente “tanto è la stessa cosa”. Vuoi fare politica? Ecco, in questo caso, le porte ti si aprono improvvisamente. Certo, bisogna prima afferrare quei concetti fondamentali che: ti aiutano nel caso in cui tu abbia una proiezione mentale partitica della politica o che ti affossano nel momento in cui tu sia proteso al cambiamento culturale e sociale della tua cittadina.

Sì, certo, esiste anche la mafia che complica e distorce qualsiasi cosa. Se ti dicono che il cielo è fucsia, il cielo per te dovrà essere fucsia, anche se tu lo vedi azzurro. Se ti distruggono il paesaggio per sete di denaro, tu dovrai accettarlo perché “tanto non cambierà mai niente”. T’ammazzano magistrati, uomini appartenenti alle forze dell’ordine, madri, bambini, adolescenti, giornalisti, politici e tutti quelli che per non sentire il puzzo mafioso hanno alzato la testa per prendere un po’ d’ossigeno, prendendosi una pallottola in faccia o, nel peggiore dei casi, una bella carica di tritolo che una volta esplosa manderà in tilt anche i sismografi dell’isola, simulando un bel terremoto.

Poi esiste, però, un’altra Sicilia. Quella in cui non ci si ferma mai; in cui si fa musica, giornalismo, teatro, televisione e politica in un altro modo, non accettando mafie, prepotenze, logiche assurde e giochi di potere. Una Sicilia in cui batte “u beddu suli ca m’arricria”. Dove la pioggia rinfresca e rischiara le idee. La Sicilia dei miei viaggi in macchina, attraversando il suo intestino fatto di campagne superbe, muretti a secco che sanno di vita contadina e tanti, tantissimi volti che sembrano sapere qual è il segreto della vita. Della tua vita siciliana.

È ancora una Sicilia piccola e marginale, ma se alimentata a dovere, diventerà una grande mamma. La nostra mamma. La mia di mamma.

Alberto Minnella

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