“Il ritorno del Guerin Meschino. Appunti per comprendere il Nuovo Medioevo” di Luca Negri (Lindau 2013) / un estratto e due recensioni (Fulvio Di Lieto; Marina Sagramora)

fonte: L’Archetipo. Mensile di ispirazione antroposofica (Giugno 2013)

*

*

Una gradevolissima e corroborante rimpatriata nel Regno solare del mito, del mistero e delle fiabe, che aprono, si afferma nelle nitide pagine de Il ritorno del Guerin Meschino di Luca Negri, la coscienza all’assoluto. E poi, incalzante, insistito, il richiamo allo Spirito. Nel segno della venuta eterica del Cristo per il Nuovo Medioevo, dove «ormai solo il Graal ci può salvare, non solo sul piano psichico e spirituale ma anche sul geopolitico, per evitare scontri di civiltà e Crociate vigliacche». Parole attribuite a Heidegger ma che sottoscrive ogni ideale frequentatore del Montsalvatsch.

Il ritorno del Guerin Meschino. Appunti per comprendere il Nuovo Medioevo

Per l’avvento di un mondo nuovo in cui si avranno «Libertà nello Spirito, Uguaglianza di fronte alla legge, Fratellanza nei beni materiali». L’Apocatastasi, dunque, il Grande Anno, la Metacosmesis, in cui tutto sarà come all’inizio. E noi, Guerin Meschini, ce la faremo ad uscire alla luce dalla grotta della Sibilla e sposare la bella Antinisca?

Sí, ci riusciremo, perché – come afferma il bel trattato esomisterico di Luca Negri – lo Spirito «opera sul divenire del mondo, in quanto nuova e diretta manifestazione della Divinità». L’Età dello Spirito, finalmente, come profetizzato da Gioacchino da Fiore. Una umanità senza la schiavitù del capitalismo globalizzato, senza il neocomunismo cinese ma con la Tripartizione dell’organismo sociale, secondo quanto prefigurato da Rudolf Steiner. Pensare, sentire e volere interagenti ma in autonomia. «Una teoria sociale di buonsenso, per nulla ideologica, anzi libertaria e al contempo organica. Né di destra né di sinistra. Nemmeno c’è bisogno di essere antroposofi per prenderla in considerazione». A condizione però che si attui l’unica riforma economica vera, «la trasformazione dell’amore umano». E chi non sottoscriverebbe una tale affermazione? È di Geminello Alvi, uno spiritualista-economo, connubio di versatilità raramente riscontrabile in un solo individuo.

Il ritorno del Guerin Meschino è una boccata di Shangrilà di alta quota, in senso letterario e non solo. Un viatico affidabile nel cammino, in questa valle di orchi, draghi, giganti, grifoni. E broker di Wall Street.

Fulvio Di Lieto

*


*
*

*

Mi capitava a volte, nei lontani anni Sessanta, di accompagnare Massimo Scaligero in qualche libreria, o di vederlo fermarsi davanti a una bancarella di libri in una strada o piazza della città. Il suo modo di esaminare i libri era del tutto particolare: guardava le copertine con interesse, leggeva attentamente i titoli, infine ne prendeva uno in mano, poi un altro e un altro ancora. Ma non ne apriva nessuno. Solo, lo soppesava, poi lo rimetteva al suo posto. Finché non trovava quello che aveva “il peso giusto”. E lo acquistava. Avevo assistito a questa scena diverse volte, senza osare chiedere, per rispetto, ma anche perché non volevo mostrare quanto bizzarro mi sembrasse un tale sistema di valutazione. Però un giorno la curiosità vinse sulla deferenza, e gli chiesi una spiegazione. Lui sorrise, poi tornò serio per spiegarmi che ogni opera ha il suo peso, che non è fisico ma che denota quanto essa sia in grado di incidere sulla realtà. E aggiunse che ogni persona dovrebbe sviluppare un simile metodo di giudizio, che alla lunga diventa assai più preciso dello sfogliare le pagine a caso. Confesso di averlo tentato spesso, in seguito, non sempre trovando la giusta rispondenza, soprattutto all’inizio, ma con gli anni e un certo esercizio – non solo nel soppesare i tomi – il metodo ha iniziato a dare i suoi frutti.

Luca Negri

Questa premessa per raccontare che quando ho ricevuto per posta il libro Il ritorno del Guerin Meschino, di Luca Negri, e svolta la corposa confezione vi ho trovato un libretto di esigue dimensioni, l’ho preso in mano credendolo leggero, leggerissimo. E invece mi ha meravigliato il suo peso. Un piccolo libro, eppure tanto pesante! Questa volta l’esercizio aveva funzionato! La conferma l’ho avuta nel leggerlo.

Vi è tanto pensiero concentrato in quel breve trattato, tanta storia esposta in maniera genuina ed esaustiva, una visione illuminata e illuminante dell’antico e del nuovo Medioevo. Vi si parla di Religioni, della cerca del Graal, di Economia, di Buon Governo e di Tripartizione.

Le avventure del Guerin Meschino sono occasione di raffronto con le avventure di pensiero di grandi filosofi, scrittori, storici e Maestri spirituali, tra cui figurano anche Rudolf Steiner e, seppur brevemente, Massimo Scaligero.

Un libro che, dunque, ha il suo peso…

Marina Sagramora

*

*

Per acquistare il libro, andate a questo link

*

*    *    *

*

Anteprima de
Il ritorno del Guerin Meschino. Appunti per comprendere il Nuovo Medioevo, Luca Negri (Lindauu 2013), pp-7-9

*

Abbiam bisogno del Guerin Meschino.

Perché Guerino detto il Meschino, lo diciamo con le parole del barone Julius Evola, “è simbolo dell’anima medioevale “nel suo sforzo di conoscere se stessa” [1]. Ebbene, la nostra civiltà sta avanzando verso un nuovo Medioevo. Meno male.

Ma l’invocare una rinnovata epoca gotica, (un Medioevo “reloaded”, ricaricato, direbbero gli anglofili) non fa di questo libro roba per convinti reazionari. Ci rendiamo conto di deludere così qualche potenziale lettore: tradizionalisti nostalgici che vorrebbero la restaurazione del Sacro Romano Impero e detrattori progressisti pronti ad additare un nuovo oscurantista su cui fare il tiro a segno. Però non auspichiamo né riteniamo possibile riportare l’orologio della storia e dell’evoluzione umana indietro di un millennio. Non siamo antimoderni incalliti, votati al lamento per il tempo che fu e non è più.

Che chi crede nella storia lineare e chi preferisce quella ciclica, la verità sarà forse in una via di mezzo. Ma se esiste un eterno ritorno non è mai dell’identico; si daranno analogie fra le epoche, mai ripetizioni assolute. Esisteranno corsi e ricorsi, come scriveva il filosofo Giovanbattista Vico, smentendo i suoi contemporanei illuministi, convinti del progresso lineare e inarrestabile. E può appunto accadere che sia necessario fare ricorso a qualche atmosfera, sentimento, soluzione del passato, a qualche archetipo ben ancorato nella nostra storia. E che questo ricorso sia necessario per procedere più saldi e consapevoli verso il futuro, come si dice banalmente.

Le conquiste di pensiero e d’azione strappate alla natura nell’epoca moderna, i successi del movimento che gli intellettuali settecenteschi chiamarono Illuminismo (“uscita dell’uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso” (per citate la nota definizione di Kant [2] ) sono tesori da coltivare e tramandare. Rappresentano lo sbocciare di un’anima cosciente capace di studiare liberamente se stessa, la natura e l’universo. Negare questa verità significa isolarsi dalla corrente storica, mummificarsi nella retorica utopistica (di un’utopia alla rovescia, reazionaria), nella testimonianza narcisistica, nella paralisi del pensiero. L’Illuminismo va attraversato, fino alle sue conseguenze scettiche, finanche nichiliste. Di quel nichilismo che Nietzsche diagnosticò per primo, vedendovi la svalutazione di tutti i valori tradizionali e cristiani.

Ci si può dire dunque post-iluministi, mai anti-lluministi. A meno che non si voglia interpretare la storia in senso piattamente dualista, come fanno certi cattolici “tradizionalisti” e islamici ultraordotossi: da una parte il Bene, ovvero la civiltà che vide la nascita della loro religione, dall’altra tutto il mondo moderno nel ruolo del Male. La parzialità, l’errore era però degli stessi philosophes settecenteschi, cosa ancor più evidente nei loro fideisti e parodistici continuatori dei giorni nostri. L’errore è nel credere che la coscienza di veglia, razionale, logica, scientifica del moderno uomo europeo costituisca una vetta assoluta dell’evoluzione. Una cima dalla quale ci si può permettere con fare saccente di giudicare il passato e programmare un futuro senza particolari sorprese.

Invece, abbiamo bisogno di sorprese, di mistero, di qualche luce spenta. Di accettare il fatto che non tutta la realtà è limitata al nostro uso dei cinque sensi, che non tutto è spiegabile razionalmente. Almeno non con la sola idea di razionalità ereditata dagli ultimi tre secoli, da una ragione amputata.

L’essere umano, dopo l’immersione nella materia, dopo aver spinto ai limiti estremi le esperienze dei sensi ed aver spaccato l’atomo, deve riequilibrare la sua costituzione. Dopo quest’overdose di materia gli serve lo Spirito. Parliamo di Spirito, non di spiritualità e certo non di spiritualismo, che ne sono contraffazioni narrazioni moderne. La nostra coscienza potrebbe essere l’ultimo anello di una catena, e ci toccherebbe ora tornare indietro, senza dimenticare la lezione dei giri già fatti. O come minimo, dopo il sentimento spontaneo della trascendenza sperimentato nell’antichità e la sua negazione razionale e consapevole nell’evo moderno, abbiamo bisogno di tirar le somme, di fare una sintesi […]

*

*

[1] Julius Evola, Significato del Guerrin Meschino in Simboli della tradizione occidentale, Arktos, Carmagnola 1988

[2] Immmanuel Kant , Risposta alla domanda: Cos’è l’Illuminismo?, in Scritti di storia, politica e diritto, Laterza, Bari 2007

Annunci

Un Commento

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: