“Giampiero Neri un maestro in ombra” di Alessandro Rivali, (Jaka Book, 2013) – Recensione di Laura Garavaglia

7UgaRYwJMR6e_s4-m “Giampiero Neri un maestro in ombra” di Alessandro Rivali ripercorre, in forma di intervista, la vita e l’opera di uno dei nostri grandi poeti contemporanei.  Neri è nato a Erba nel 1927, dove ha vissuto gli anni dell’ infanzia e parte dell’adolescenza, nella casa di via Majnoni, ricordata in varie poesie: i giochi dei bambini di allora con le biglie e i tappi delle bottiglie di gazzosa, le ore trascorse a pescare al lago di Pusiano, le gite in montagna col padre, con cui non ebbe mai un rapporto confidenziale,  o con l’amico Nene, la figura della madre, donna dal carattere forte, che amava il teatro e la recitazione, le lezioni di vita del Professor Gino Fumagalli, personaggio di fondamentale importanza nella formazione del poeta,  che ritroviamo spesso nei  suoi versi e al quale ha intitolato anche un recente libro,  “Il professor Fumagalli e altre figure” (Mondadori,2012). Nella biografia scritta da Rivali, il poeta tesse le fila dei ricordi, li fa emergere all’improvviso dalla nebbia del passato  riportandoli sulla tela del presente, descrive persone, luoghi, situazioni attraverso immagini nitide. Come avviene nelle sue poesie, questi  frammenti mnestici sembrano parti di un racconto più ampio, vicende di una vita vissuta intensamente tra momenti di quiete sospesa e di tragedia, luci e ombre  che si intrecciano e si confondono con un periodo drammatico  della storia d’Italia, il fascismo, la guerra e il periodo postbellico. Memoria e storia si legano così continuamente alla poesia.   Neri ricorda, per esempio,  l’amicizia della sua famiglia con  Giuseppe Terragni che più volte fu ospite dei Pontiggia (“mi aveva tenuto in braccio in più di un’occasione”, scrive il poeta), le ore trascorse leggendo i volumi di vario genere raccolti nella libreria di casa, “che occupava un’intera stanza”grazie ai quali il giovanissimo Giampiero scoprì la sua passione per le scienze naturali sui testi dell’entomologo Jean Henry Fabre,  una passione che non lo abbandonerà mai e che diventerà uno dei temi fondamentali della sua poesia. Intensi e ricchi di patos sono i racconti di due tragici eventi della sua vita:   l’uccisione del padre, ferito a morte nel novembre del ‘43 davanti a casa, un assassinio sul quale non fu mai fatta completamente luce e il suicidio della sorella Elena appena diciannovenne. L’autore affronta con coraggio anche l’argomento del  difficile rapporto col fratello, il Peppo, come veniva familiarmente chiamato, il noto narratore Giuseppe Pontiggia. Un rapporto “intenso e travagliato” quello tra i due fratelli, fatto di sentimenti contrastanti, ammirazione e nello stesso tempo desiderio, da parte di Giampiero di non restare “in ombra” e di affermare orgogliosamente la propria identità,  le proprie qualità di poeta e scrittore rispetto alla fama del fratello Giuseppe, a partire dalla scelta dello pseudonimo Neri, il colore dell’ombra ma anche “colore polemico” e segno di distinzione.

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