Perché comprare i libri di un piccolo editore – di Alessandro Canzian

fonte: Alessandro Canzian, alessandrocanzian.wordpress.com, 4 settembre 2013

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L’Italia è in crisi, la politica discute da una parte l’organigramma della sinistra (sperando che non si ripeta la dinamica dell’ultima volta, quando a un’ottima campagna elettorale alle primarie è seguito un nulla di fatto) dall’altra della decadenza del leader di partito. Parlando di incostituzionalità del concetto di retroattività (indiscutibile in fondo) pur accettandola per quanto riguarda l’Irpef. L’Italia è in crisi e questo è indiscutibile. Costa fare la spesa, costa fare benzina, costa comprarsi un paio di scarpe. Perché allora chiedere alla gente di comprare libri dei piccoli editori?

La domanda è in fondo banale e altrettanto banale è la risposta. Perché in realtà la gente, voi, noi, continua a comprare libri. Irene Cao, la pordenonese Irene Cao, pare abbia ottimi riscontri di vendita. Certo la casa editrice è grossa, il tema è gustoso, il momento è propizio a libri del genere. Ma non è questo il punto. Pare impossibile in un momento in cui sento amici editori dire il libro è morto che altrettanti libri vadano invece bene. Così come è quasi fastidioso sentir dire le persone che l’editoria è un commercio che non dà più nulla di buono.

I piccoli editori sono una piccola parte del mercato che non ha fatto tanto la storia economica d’Italia (ricordiamo che il bel paese è nato cresciuto e pasciuto sulle piccole e medie imprese) quanto la storia culturale italiana (Scheiwiller?). I piccoli editori sono quei folli che corrono mangiando chilometri e ore per fare libri bellidi qualità (solo per fare qualche nome, oltre alla Samuele Editore, penso a Ladolfi, a Kolibris della ottima Chiara De Luca, penso alle Edizioni della Sera, ad Ali&no, ad Aragno, Transeuropa, Le voci della luna), di cui le persone continuano a lamentare la mancanza finendo col comprare i grossi soliti nomi commerciali.Rilegature-e-piccola-editoria.h1

Ha un non so che di perverso tutto questo, bisogna ammetterlo. È come avere fame di fronte a una tavola imbandita lamentando il fatto che si è costretti ad andare alla Coop a comprare le cose di marca. Che poi si sa non sono spesso le cose più buone (ovviamente non mi riferisco alla Coop, è una citazione casuale data dal fatto che ormai è un simbolo). I critici, quanto i letterati (solo per dire alcuni nomi che ho letto qualche giorno fa: Marco Giovenale, Lello Voce, Sonia Caporossi) restano in prima linea in un dibattito acceso dai toni interessanti, a volte vivaci, a volte capziosi, ma tutto questo fa parte del gioco della letteratura. Che deve esistere. Gli attacchi e le critiche non si risparmiano. Dimenticando però che nello sfondo di tutto questo dibattito che inevitabilmente esiste ci stanno proprio loro, i piccoli editori che non vivono del loro lavoro.

Ed ecco allora altri sintomi di quella che è una malattia, la necessità dell’editore di far acquistare qualche copia all’autore. Che poi non si parla mai di qualche copia ma di un centinaio e più. Anche in questo caso lo scrittore italiano medio è ben pronto ad alzare la voce gridando allo scandalo. Lo stesso scrittore medio che non compra un solo libro del piccolo editore dal quale pretende l’edizione gratuita.

Insomma l’Italia è un gran paese, o forse bisognerebbe dire era un gran paese. Ma ci sono ancora molte persone che usano forze tempo e intelligenze per confezionare perle di cultura. A volte riuscite, a volte meno, ma è nel lavoro che si commettono gli sbagli non nel dolce far niente. Ma tutto questo molto spesso è inutile, e anzi deprimente, perché le vendite non solo non ci sono, ma quelle potenziali sono veicolate verso libri che insomma sono criticati da quelle stesse persone che li comprano (guardate un po’ cos’è la Fiera del libro di Torino).

Tutto questo per dire, in due parole, che non ci si può lamentare dell’editoria italiana se non si capisce che l’offerta è in funzione della domanda, e la domanda sono le vendite in libreria o agli eventi. E la domanda non c’è. Non costa tanto, sapete, comprare i libri di quegli editori (spesso loro stessi) che trovate alle fiere, o negli scaffali più remoti della torre più remota in libreria. Basta poco, come con la donazione del sangue. Falla, potrà servirti. Compra i libri dei piccoli editori, potrà servirti. O almeno smetti di lamentarti che l’editoria non propone nulla di qualitativamente a te accettabile.

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Alessandro Canzian

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