Ammaniti e il grande ciclio dei mocciosi – di Gabriele Felice

fonte: Gabriele Felice, lapisnet.it

*
Lorenzo è un quattordicenne solo, introverso, disadattato e un po’ nevrotico, è incapace di provare empatia nei confronti degli altri. Fin da bambino ha sofferto il contatto e la compagnia degli estranei.

Ama restare per conto suo immaginando di essere l’ultimo superstite di un olocausto nucleare o inventando strambe storie su robot e astronavi che vagano solitarie nello spazio.

Il primo impatto con un liceo pubblico è a dir poco disastroso, quell’ambiente caotico e affollato è per lui un vero incubo: più tenta di passare inosservato tanto più è oggetto di insulti e soprusi dei compagni.

Per sopravvivere è costretto a fingere. Finge di essere come gli altri imitandone il linguaggio, l’abbigliamento, fin’anche l’andatura per non essere preda dei bulli; finge di avere degli amici e una vita sociale per placare le ansie dell’apprensiva madre. Si mimetizza come fanno certe mosche equatoriali che sfuggono ai predatori assumendo i connotati delle vespe.

Un giorno a scuola sente dei compagni pianificare una settimana bianca a Cortina, tornato a casa di fronte alle insistenti domande della madre sull’esito della sua giornata scolastica, Lorenzo risponde impulsivamente di essere stato invitato a passare le vacanze in montagna a casa di un’amica. Non riesce a capire il perché di quella bugia ma ormai è troppo tardi per rimangiarsi quanto detto.

niccolo-ammaniti_v_gdv

Dopo qualche giorno passato a riflettere sul da farsi, il ragazzo decide di nascondersi nella cantina del suo palazzo con una scorta di cibo e acqua, un autoabbronzante, la play station e un libro di Stephen King. Lorenzo è finalmente solo, lontano da tutto e da tutti, questa è la sua vacanza. Ma il suo bislacco sogno di solitudine viene interrotto dall’inaspettato arrivo della sorellastra Olivia, una ragazza di ventitré anni che Lorenzo a mala pena conosce; di lei sa solo che è una testa calda perennemente in conflitto con il padre. La ragazza chiede ospitalità per una notte al fratello che scocciato di avere un’intrusa nel suo regno rifiuta salvo poi tornare indietro sui suoi passi temendo che la ragazza spifferi tutto ai genitori. Lorenzo rimane molto colpito dalla bellezza e dal carattere della sorella ma in lei c’è qualcosa di strano, ha un aspetto molto trasandato, le guance scavate, gli occhi spenti, è febbricitante ed è continuamente preda di spasmi. Il giorno seguente le condizioni di Olivia peggiorano, non può muoversi, ha dolori ovunque ed è in un bagno di sudore, guardandole le braccia, Lorenzo, scorge tanti piccoli puntini rossi e qualche livido, capisce, allora, che la sorella non è malata ma è in crisi d’astinenza. Tutto diventa chiaro: i silenzi del padre sulla sorella, i problemi che lei causava e che i suoi gli avevano appena accennato. Qualcosa di strano avviene in quella cantina: i due ragazzi, entrambi a proprio modo incapaci di ritagliarsi uno spazio nel mondo, sono costretti a fidarsi l’uno dell’altro, a farsi forza l’un l’altro, a condividere i più reconditi segreti del loro animo.

Nella loro ultima sera insieme si ritrovano a ballare al suono di un vecchio giradischi, Lorenzo ora nutre un grande affetto per la sorella e Olivia è felice di aver ritrovato un fratello. Avvertono entrambi un senso di pace, tutto appare chiaro e semplice adesso. Appena sveglio Lorenzo s’accorge che Olivia è andata via lasciando solo un tenero biglietto d’addio.

Dieci anni dopo in un paesino del Friuli, Lorenzo rileggerà il biglietto un’ultima volta prima di dare l’estremo saluto alla cara sorella.

«Una cantina, una bugia innocente, l’idea strampalata di una settimana bianca in una cantina, l’arrivo inaspettato di una sconosciuta» ‒ sono questi gli elementi che compongono “Io e te” e il lettore che spera di trovare qualcosa di più resterà profondamente deluso. Ammaniti si è sempre definito uno scarso lettore e questo romanzo non sembra affatto smentirlo: scontata la trama, al limite dell’insulso, peggiorata, se possibile, da alcuni passaggi poco attinenti che sembrano buttati lì solo per necessità quantitative; quasi fastidiosa la piattezza (non voluta) dello stile narrativo. Più che un romanzo breve “Io e te” è un romanzo affrettato.

Da quando ha avuto inizio il grande ciclo dei “mocciosi” un fatto sembra, ormai, assodato: l’adolescenza è il più grande dramma dell’umanità (italiana), talmente aberrante da monopolizzare l’intero panorama letterario italiano.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: