Poesia e scienza: l’esempio virtuoso di Gattomerlino Edizioni

Non è lontano il momento nel quale si comprenderà che ogni letteratura che si rifiuti di camminare fraternamente a fianco della scienza e della filosofia è una letteratura omicida e suicida.
(Charles Baudelaire, 1852)

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“La creatività della scienza, quantunque abbia a che fare quotidianamente con la durezza e la concretezza della realtà, se non può fare perno esclusivamente sulla fantasia, se ne giova tuttavia anch’essa e sovente ha qualcosa di simile alla poesia”[1]. Sono parole di Andrea Zanzotto, che esprimono in modo significativo quanto sfumato, labile sia il confine tra due mondi solo  apparentemente distanti tra loro, quello scientifico e quello letterario. E il grande poeta  cita l’esempio della mela  di Isaac Newton che “nella sua paradossalità e forse irrealtà, sintetizza questo elemento: l’enorme fantasia di Newton che poteva saltare in un lampo tutte le connessioni che ci sono tra la mela che cade e la gravità”.  Primo Levi, che era chimico oltre che uno dei maggiori scrittori del secondo Novecento, parla di “schisi innaturale”[2] tra  scienza e poesia, sconosciuta a grandi menti del passato : Lucrezio, Dante,  Leonardo, Galilei, Cartesio, Goethe, Einstein, solo per citare alcuni esempio. Guido Tonelli, uno dei coordinatori dell’esperimento che ha portato all’individuazione del Bosone di Higgs, ha scritto in un articolo del Sole 24 Ore di qualche mese fa: “La ricerca scientifica ha bisogno di quel pizzico di fantasia, o addirittura di follia, che consente di uscire dagli schemi e di trovare strade nuove. La creatività è il terreno su cui scienza e letteratura, e direi l’arte in generale, scoprono di avere più punti in comune di quanto non si pensi”.

Gattomerlino

L’esplorazione di questa  origine comune, l’evidenziare questo fertile connubio tra i due ambiti della conoscenza, sono alla base del lavoro di ricerca di una piccola casa editrice, “Gattomerlino”, diretta dalla poetessa e critica letteraria  Piera Mattei e  nata nel 2010 nell’ambito di “Superstripes Press edizioni”, del fisico Antonio Bianconi. Piccoli libri di grande interesse, quattro collane che trattano temi diversi, identificate dal colore:   Serie Blu per la poesia, Serie Verde, per la divulgazione scientifica,Serie Amaranto per documenti, diari, memorie e Quaderni di Pagine Nuove. Nella Serie Blu sono pubblicati inediti di poeti stranieri tradotti in lingua italiana, come l’estone Doris Kareva, che  ne L’ombra del tempo proietta il proprio strazio in una dimensione cosmica avvalendosi in parte dei linguaggi della matematica e della fisica : “Mia metafisica, mia/metamatematica, mia metamusica,mia meta-tormento”, consapevole tuttavia  che  un paesaggio tracciato sul cartone col pennello intinto nell’acqua,  un magico paesaggio che svanisce,  è “simbolo dell’umana esistenza. I nostri mezzi sono limitati, ma infinite le possibilità”,  mette in luce  il potenziale della creatività umana. O il poemetto Regina del silenzio, dell’Anonimo scienziato, autore che ha appunto nascosto sotto questo pseudonimo la propria identità, regalandoci versi di rara compostezza formale, ricchi di richiami colti,  dove l’amore è vissuto come tensione al desiderio, carnale e spirituale al contempo, di possedere la donna amata, la “donna del gioco” di dantesca memoria, in una dimensione che non ha riferimenti di tempo e di spazio. E ancora la raccolta di poesie Il mio letto ha tre gambe del rumeno Dan Opus Lapidus, pseudonimo di Danut Dogaru, voce nuova e originalissima nel panorama della poesia straniera, che scrive in lingua italiana, affrontando temi legati in modo indissolubile  alla nostra esistenza; il dolore, l’amore, la solitudine, la morte emergono in modo potente dai suoi versi nei quali si evidenzia “la libertà di usare la lingua attenendosi ad un vocabolario tutto privato, con squisiti esiti poetici”, come osserva Piera Mattei nella prefazione richiamando la poesia di Amelia Rosselli. Nella Serie Verde dedicata a temi di carattere scientifico, spiccano vere e proprie “chicche” come La base fisica della vita, conferenza tenuta nel 1868 dell’inglese Thomas Henry Huxley (nonno del più noto Aldous Huxley) mente, geniale e versatile, autodidatta dall’età di dieci anni e con una cultura talmente vasta in campo umanistico, ma soprattutto scientifico, da meritargli il titolo di Professore di Storia Naturale alla Royal School of Mines. Un testo ricco di riferimenti colti, da Goethe, a Balzac, a Poe,  scritto in una prosa che possiamo senz’altro definire poetica per l’intensità e la passione con cui l’autore sostiene la propria tesi, cioè che il protoplasma è sostanza comune a tutti i sistemi viventi. Altro interessante libro da poco uscito nella collana Serie Verde è Chiralità. La vita è asimmetria?, che raccoglie il testo di una conferenza tenuta nel 1883 alla Società Chimica di Parigi da  Louis Pasteur , per la prima volta tradotto in italiano e un articolo di Primo Levi comparso per la prima volta sulla rivista “Prometeo” , dove viene indagato  il concetto di asimmetria che si ritrova costantemente nella materia vivente. Testi dove la passione e l’amore di due scienziati (dato che anche Levi lo era, benché la sua notorietà come scrittore e poeta abbia messo in ombra la sua grande preparazione scientifica), di due menti illuminate trapelano da ogni parola, che ben può esser definita “poetica”. La creatività  non distingue tra arte e scienza, ma fa di quest’ultima un’arte come dell’arte un modo di indagare e comprendere la realtà.

Laura Garavaglia


[1] Sulla Poesia. Conversazioni nelle scuole, Bertolucci, Sereni, Zanzotto, Porta, Conte, Cucchi, Pratiche Editrice, Parma 1981.

[2] L’Altrui mestiere, Primo Levi, Einaudi, 2006.

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